
Meno additivo, stessa resistenza: come un DOE ha tagliato del 33% il consumo di amido in cartiera
Otto prove su macchina continua, tre punti centrali e due settimane di lavoro hanno permesso di mettere a punto una nuova ricetta di produzione. I risultati sono stati immediati: riduzione dei costi, maggiore costanza qualitativa della carta e un processo più stabile.
Ma il valore più importante non è stato solo il miglioramento delle prestazioni. Il lavoro ha permesso di trasformare conoscenze empiriche in un modello interpretativo: le regolazioni non dipendevano più esclusivamente dall’esperienza del turno di guardia, ma da relazioni misurabili e ripetibili.
Il punto di partenza: si dosava “per sicurezza”
Una cartiera tissue, macchina continua da 1.900 m/min, produzione di carta per uso igienico e asciugatutto. Il problema non era un difetto conclamato: era la variabilità della resistenza a trazione in direzione macchina (MD tensile).
- Ogni tanto una bobina scendeva sotto specifica, l’avvolgitore andava in rottura, la trasformazione rallentava
- La contromisura consolidata negli anni era sempre la stessa: alzare il dosaggio di amido cationico
- Si era arrivati a 7,8 kg/t, contro un valore di ricetta teorico di 5,5 kg/t
Nessuno sapeva dire se servisse davvero. Sapevano solo che, quando lo si abbassava, “prima o poi qualcosa succedeva”.
Questo è il momento esatto in cui un DOE ha senso: quando il processo funziona, ma nessuno sa perché — e a quale costo.
Perché “una variabile alla volta” non poteva funzionare
Il tentativo precedente era stato quello classico: abbassare l’amido di 0,5 kg/t e aspettare due giorni. Poi ritoccare la raffinazione. Poi tornare indietro.
L’approccio OFAT (one factor at a time) ha tre difetti fatali su un impianto continuo:
- Non vede le interazioni. Se l’effetto dell’amido dipende dal livello di raffinazione — e in una cartiera dipende quasi sempre — OFAT restituisce due conclusioni parziali e nessuna verità.
- Confonde il segnale con il rumore. La deriva naturale di grammatura, temperatura e qualità dell’impasto tra un turno e l’altro è dello stesso ordine di grandezza dell’effetto che si sta cercando.
- Costa più tempo. Paradossalmente: settimane di aggiustamenti contro due giornate di prove pianificate.
Fase 1 — Prima dei fattori, la misura
Il primo passo non è stato scegliere i fattori. È stato verificare il sistema di misura.
Un Gage R&R sul dinamometro di laboratorio, con tre operatori e dieci campioni, ha mostrato che il 28% della variabilità osservata veniva dal metodo di prova, non dal processo: campioni tagliati con larghezze non uniformi e condizionamento non sempre rispettato.
Prima di misurare l’effetto di un fattore, si è standardizzato: taglio con taglierina calibrata, condizionamento a 23°C e 50% UR secondo ISO 187, 10 provini per campione. Il contributo del sistema di misura è sceso sotto il 10%.
Senza questo passaggio, il DOE avrebbe misurato principalmente il laboratorio.

Fase 2 — I fattori e i livelli
Dopo un Ishikawa con capomacchina, tecnologo e responsabile chimico, i candidati erano diciassette. Ne sono rimasti quattro, selezionati con una matrice causa-effetto pesata sulla risposta.
| Fattore | Descrizione | Livello − | Livello + |
|---|---|---|---|
| A | Energia specifica di raffinazione | 90 kWh/t | 140 kWh/t |
| B | Dosaggio amido cationico | 4,0 kg/t | 8,0 kg/t |
| C | Quota fibra corta (eucalipto) in miscela | 50% | 70% |
| D | Punto di dosaggio amido | Tino di miscela | Cassa d’afflusso |
Risposte monitorate — tre, non una:
- Y1 — Resistenza a trazione MD (N/m) → da massimizzare, specifica ≥ 105
- Y2 — Morbidezza (TS7 da Tissue Softness Analyzer) → vincolo, da non peggiorare
- Y3 — Assorbenza (tempo di bagnatura) → vincolo
Tre risposte, non una. In cartiera la resistenza si compra sempre con qualcos’altro — di solito con la mano e l’assorbenza. Un DOE che ottimizza una sola risposta produce una carta che il cliente rifiuta.
Fase 3 — Il piano sperimentale
Un fattoriale completo 2⁴ avrebbe richiesto 16 prove. Su una macchina continua, ogni prova significa una finestra produttiva, un cambio di condizioni, 45 minuti di stabilizzazione e carta da declassare.
Si è scelto un fattoriale frazionato 2⁴⁻¹ di risoluzione IV: 8 prove, effetti principali non confusi con le interazioni doppie, più 3 punti centrali per stimare l’errore puro e verificare la presenza di curvatura.
Totale: 11 prove, distribuite su due giornate.
Vincoli operativi gestiti esplicitamente:
- Randomizzazione entro blocchi, non totale (prove raggruppate per giornata)
- Sequenza dei livelli di raffinazione ordinata per ridurre i transitori — deviazione dichiarata, non nascosta
- Stabilizzazione di 45 minuti e prelievo dopo due bobine complete
- Criteri di abort definiti a priori: rottura in continuo, umidità fuori range, cambio impasto non programmato
Fase 4 — L’analisi
Gli effetti stimati hanno mostrato un quadro netto:
- A (raffinazione) — effetto forte e positivo sulla resistenza, negativo su assorbenza e morbidezza
- B (amido) — effetto positivo, ma con rendimento decrescente: la curvatura rilevata dai punti centrali era significativa (p < 0,01). Oltre una certa soglia, l’amido in più non aderisce alla fibra: finisce nelle acque bianche
- A×C (raffinazione × fibra corta) — interazione significativa. Con miscela ricca di eucalipto, l’effetto della raffinazione si dimezza. È esattamente ciò che l’approccio OFAT non avrebbe mai potuto vedere.
- D (punto di dosaggio) — non significativo (p = 0,41). Un risultato “negativo” che vale denaro: ha chiuso una discussione tecnica aperta da anni
Modello ridotto: R² adj = 0,93, residui normali e senza struttura, nessun outlier.
Vista la curvatura, il piano è stato aumentato con punti assiali (Central Composite Design) sui due fattori continui rilevanti, con 5 prove aggiuntive, per costruire una superficie di risposta affidabile nella zona di ottimo.
Fase 5 — Ottimizzazione e conferma
Con la funzione di desiderabilità applicata alle tre risposte simultaneamente — massimizzare la resistenza rispettando i vincoli di morbidezza e assorbenza — la finestra operativa ottimale è risultata:
| Parametro | Ricetta precedente | Nuovo set point |
|---|---|---|
| Raffinazione | 105 kWh/t | 125 kWh/t |
| Amido cationico | 7,8 kg/t | 5,2 kg/t |
| Quota fibra corta | 55% | 65% |
Tre prove di conferma hanno dato valori di resistenza entro l’intervallo di previsione al 95% del modello. Solo a quel punto la ricetta è stata modificata.

I risultati a sei mesi
| Indicatore | Risultato |
|---|---|
| Consumo amido cationico | −33% (≈ 48.000 €/anno) |
| Consumo energetico raffinazione | +19% (≈ 11.000 €/anno) |
| Beneficio netto | ≈ 37.000 €/anno |
| Deviazione standard resistenza MD | −40% · Cpk da 0,78 a 1,45 |
| Rotture in avvolgitore | Da 3,1 a 0,9 per settimana |
| Morbidezza e assorbenza | Nessun peggioramento misurabile |
Il beneficio economico è reale, ma non è il più importante. Il più importante è che la ricetta ora ha un modello dietro: quando cambia la miscela fibrosa, il set point si ricalcola invece di essere rinegoziato tra turni.
Cinque cose che questo progetto insegna
- Valida la misura prima di validare il processo. Un Gage R&R fatto male manda in fumo l’intero piano sperimentale.
- Non ottimizzare una risposta sola. In cartiera resistenza, morbidezza e assorbenza sono legate: l’ottimo di una è il peggioramento delle altre.
- Frazionare non è barare. Otto prove ben scelte spiegano più di quaranta prove disordinate.
- I vincoli di impianto vanno messi nel piano, non subiti. Blocchi, tempi di stabilizzazione e criteri di stop fanno parte del disegno tanto quanto i livelli dei fattori.
- Anche un fattore non significativo è un risultato. Chiudere una discussione tecnica con un dato vale quanto trovare un effetto.
Il DOE non è uno strumento da laboratorio di ricerca. È uno strumento da macchina continua, da reparto, da turno — a patto di progettarlo tenendo conto di come funziona davvero un impianto. Undici prove e due giornate hanno sostituito anni di aggiustamenti empirici.
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